lunedì 21 maggio 2012

Muffins di frutta e cioccolato...il mio Sud

Apro la porta-finestra della mia casa romana ed esco sul porticato ancora in tenuta da notte con un vestitino a fiorellini senza maniche, avvolta da una pashmina comprata a poco prezzo nei dintorni della stazione. L'aria è pungente, il pavimento porta ancora le tracce della pioggia di ieri.
Ho i capelli scompigliati, gli occhi socchiusi ancora dal sonno e mi lascio accarezzare dai baci dolci che un sole timido riserva al mattino. 
Frida col suo pelo nero lucido corre come una saetta, dimenandosi tra piante fiorite e l'alberello di alloro ricevuto per la mia laurea, segnando in maniera forsennata il  perimetro della sua fantasia e  libertà. Il profumo del  caffè Quarta, caffè di tradizione salentina, accompagna la mattinata romana, ne tengo in mano una tazza a pois rossi, quella  comprata nel mio ultimo viaggio a Cordoba e chiudo gli occhi saggiandone l'aroma che ne esce delizioso.
Mi manca il mio Sud, penso.
Una voce alle mie spalle:
"Buona giornata signorì!"  
Un operaio con accento partenopeo che non conosco mi saluta dall'impalcatura del palazzo di fronte.
"Grazie e Buon lavoro anche a lei! "
Sorrido.
Il mio Sud è sempre con me.

MUFFINS DI FRUTTA E CIOCCOLATO


INGREDIENTI:

200 gr di farina
90 gr di zucchero 
2 cucchiai di miele biologico
banana, mela, kiwi, meloncino tagliati a tocchetti
cannella 
mezzo limone
1 bicchiere di succo di frutta
100 gr di burro
una manciata di gocce di cioccolato
una bustina di lievito
1 uovo

Unire in una terrina il burro fuso, il lievito, la farina, l'uovo e lo zucchero. Tagliuzzare la frutta e amalgamarla ai due cucchiai di miele. Unire poi il tutto con le gocce di cioccolato e la cannella. Imburrare gli stampi e cuocerli per una ventina di minuti a 180 °.

lunedì 23 aprile 2012

Decorazione per torta di fiori brinati e presentazione libro tre fili di lino sottile

Scrivo con la perfida Frida (la mia gatta nera al seguito) spalmata sul mio braccio destro mentre batto velocemente i tasti sul mio micro-computer.
Volevo chiedervi scusa per la mia assenza.
Sono ancora in Salento, sono scesa giù a Pasqua e tra una cosa e l'altra mi sono fermata quasi tutto il mese.
Ritrovo la luce più intensa e una leggerezza maggiore nel camminare sulla banchina del binario, probabilmente per via del capitolo chiuso con l'università.
La mia tesi la porto sempre appresso tipo coperta di Linus, sempre in borsa ( il formato è in A5), nelle mani ogni tanto un formicolio e farfalle nello stomaco, probabilmente per via del fatto che sto cercando lavoro e cercare la tua strada è forse la sfida più grande e tutto quello che mi sta capitando in questo periodo lascia una scia di piccola rilucente magia dietro sè.
Ci sono cose che ti scaldano il cuore come la decorazione di fiori e foglie brinate che è pura poesia  (fiori e foglie  spennellate di albume e poi fatte rotolare nello zucchero e lasciate a riposare in luogo fresco ed arieggiato). Una tavolozza impressionista sulla cassata siciliana che mia madre con amore ha preparato per la mia festa di laurea:



E sì che è una decorazione magica, tant'è che se mangi il fiore d'un tratto nel palato esplode un profumo meraviglioso: ora di menta piperita, ora di narciso, ora di lavanda, ora di fiore di malva...
E sono tanto emozionata perché questo sabato ci sarà la presentazione del mio libro "Tre fili di lino sottile"  edito con Libellula Edizioni. 
Perdonatemi, perciò, per la mia assenza prolungata dal blog e se qualcuno dovesse capitare da queste parti mi farebbe felice se venisse a trovarmi. 


Eccola qui la mia bella locandina, per chi fosse del Salento non può non esserci anche solo per sostenere questa povera blogger emozionata, condivido la locandina con l'augurio per sabato di non fare la figura della foglia di menta piperita brinata 
;D

venerdì 6 aprile 2012

L'insalata delle sette cose.. certe cose non cambiano

Quando ero piccola e arrivava il venerdì santo quello prima della Pasqua eravamo contentissime perché mia nonna preparava la rinomata Insalata delle sette cose come i sette dolori della Vergine e noi bambine ci davamo da fare ad inventarci un ingrediente diverso per arrivare a sette. 
Certe cose non cambiano. 
Non cambia Roma di questo periodo che nei forni trovi la focaccia al formaggio o quella dolce buonissima, non cambia la signora L. del piano di sopra che mi chiama in fretta e furia perché dice vuole essere sicura che non parto prima di aver ricevuto i suoi auguri pasquali, non cambia la barista bionda che poggia l'espressino sul bancone chiamandomi " A passerotta l'espressino sta qua", non cambio io che a poche ore dalla mia partenza ancora ho tutta la valigia da fare con solo la borsa dei libri sistemata.
Ho preparato l'insalata delle sette cose, ligia all'insegnamento matriarcale e c' ho messo, meticolosa, sette diversi ingredienti ,sette direbbe mia nonna come i dolori della vergine e io ci aggiungerei più o meno gli stessi sette di chi sta cercando lavoro...


INGREDIENTI:
:
Insalata riccia,
finocchio,
4 pomodori, 
metà cipollotto fresco,
mais,
mango,
un piattino di strozzapreti preparati con patè di pomodori,
olio evo,
sale marino,
aceto balsamico di Modena

Gli strozzapreti si sono un pò dissacranti ma mi avanzavano dalla sera prima perciò erano perfetti!Tagliare finemente il cipollotto e lasciarlo riposare per almeno 15 minuti in acqua e aceto in modo da alleggerirsi e mischiarlo con tutto il resto, è preferibile se avete gli strozzapreti o altra pasta di unirla all'insalata solo all'ultimo.
Buonissima Pasqua 
:)


giovedì 22 marzo 2012

Finocchi in besciamella e speck... chiudere un capitolo d'alloro

Mi sono laureata.
Si.
Il titolo chiudere un capitolo, direi cada a pennello.
Si.
A volte ci vuole pazienza e tenacia, soprattutto per quei capitoli tosti, quelli che ti richiedono impegno e poi alla fine quando giri l'ultima pagina, si prova il brivido del cambiamento. 
Da una parte, si ha la sensazione di sentirsi sollevati perché uno può guardarsi dritto negli occhi, allo specchio e gridare al mondo che l'ha fatta, che adesso è tutta un'altra storia, dall'altra, invece, si trova a scontrarsi con il codazzo di sensazioni pastose che il cambiamento gli riserva, sintetizzabili in un'unica domanda: 


" Bene, ci siamo laureate e adesso?! ".


Gulp!
E adesso non lo so, sfodero il mio sorriso più sornione e penso che in questi casi ci si debba attenere ai fatti e un fatto è che ora  ho potuto gioiosamente utilizzare la mia meravigliosa corona d'alloro, regalatami post discussione da mia sorella, come grazioso fuori porta del mio micro appartamento.
Se vedete qualcuno svolazzare tra le nuvole non preoccupatevi sono io, lasciate che mi trastulli ancora un po' in questo nuovo status da LAUREATA prima che io lo veda mutarsi in PRECARIA o DISOCCUPATA.


 :)


FINOCCHI IN BESCIAMELLA E SPECK



Ingredienti:
5 finocchi
besciamella 
200 gr di speck
pepe bianco 
olio evo
sale marino 
caciotta leccese ( o altro formaggio dolce)
gorgonzola
noce moscata 
pepe bianco
cipollotto fresco

Allora, sbollentare i finocchi ben lavati e tagliuzzati a rondelle, nel frattempo preparare la besciamella con latte, farina, pizzico di sale, pepe bianco  e noce moscata.
Scolare i finocchi sbollentati e farli asciugare su un panno, preparare una teglia con un trito di cipollotto fresco ed un filo di olio evo, sistemare i finocchi a strati con la besciamella, in modo che la besciamella li ricopra ben bene e sparpagliare a fiocchi pezzetti di speck e formaggio. Ad essere onesti io ho utilizzato un tipo particolare di speck aromatizzato con chiodi di garofano e cannella, regalo di una vicina di casa, ma è un piatto che viene bene anche con quello normale.
Infornare e servire spolverando del pepe bianco. 

giovedì 15 marzo 2012

The little dreams: La chiave di Lante

Testo: Mamecara
Foto: Fabr e Bussola
Modello: Francesco 12 mesi 


Lante ha gli occhi del colore dei noccioli di pesca d’estate e un ciuffo birichino che appena si distrae scappa giù per accarezzargli la fronte con la stessa tenerezza che ha la mano di sua madre, quando ogni sera piano gli rimbocca  le coperte lasciando dietro di sé il profumo di latte di mandorla e menta.
A Lante piace la notte, per quel cielo stellato che illumina le piccole strade di campagna come se fossero bucce d’arancia candita sparse alla rinfusa per dare conforto e baci dolci ai solitari viandanti.
Una notte di Ottobre, una di quelle notti in cui il cielo comincia a fare il broncio e non la smette di far capricci, piangendo a più non posso, Lante venne svegliato da un tintinnio metallico che proveniva dalla soffitta.
Così, piano accese la candela che aveva riposto sul comodino  e salì cauto le scale.
Dormivano tutti, persino il vecchio cane Birillo. Una volta in cima, accostò l’orecchio alla porta per carpire di cosa si trattasse e lo fece aderire bene, come gli aveva insegnato Nanni il garzone che era solito dire che con le orecchie bisogna ascoltare che a sentire tutti erano capaci.
Aprì la porta e cercò di farsi largo con il piccolo moccio di candela lungo la stanza.
Non ci era mai salito su in soffitta: la luna illuminava vecchi libri e scatole e bauli sistemati uno sull’altro.  “C’è qualcuno?!” Ma niente, nessuno gli rispose.
Lante era un bambino coraggioso e si avvicinò senza timore alla finestra pensando che  era davvero avventuroso essere svegliati da un campanello, salire le scale e ritrovarsi in una stanza che pareva un palazzo grande. Chiuse gli occhi e assaporò ogni nota profumata che si distingueva nella stanza: i fiori di  lavanda con il loro profumo dai mazzetti appesi e la fragranza del velluto bagnato della cappa rossa col cappuccio, poi la nota legnosa di virgulti di olivi intrecciati e il buon odore della paglia che abbraccia e nasconde piccoli pomelli di mandaranci profumati. 
Lante prese un libro dalla pila alta e impolverata, sistemò la candela sul parapetto dopo aver aperto le grandi imposte della finestra  e avvicinò il vecchio cesto di legno intrecciato con dentro un cuscino morbido di tela rossa  e ci si sedette dentro. 
Aprì il libro e assaggiò il profumo che le pagine emanavano,  sapeva di terra battuta e di mare, di suole di scarpe consumate e avventure stregate. La luna veniva illuminata dai lampi in lontananza e lo aiutava a veder meglio: si accorse così sin dalla prima pagina che quello non  era un libro come gli altri, no quello era il diario di Adelmo Gianfiore suo nonno. Se lo strinse forte a sé il piccolo Lante e cominciò a leggere racconto su racconto per tessere la notte di sogni ed avventure seguendo quella grafia alta e aggraziata che solo le mani del nonno avrebbero potuto dipingere sulle pagine bianche dimenticate.
Seguì le sue avventure su spiagge lontane e navi abbandonate alla ricerca di tesori nascosti e risposte a domande che un uomo solo crescendo si pone.
Lo lesse d’un fiato Lante, lo lesse come si legge un messaggio aspettato da tempo e arrivato per caso. Si sorprese vedendo legata nell’ultima pagina sul dorso interno della copertina una piccola chiave di ottone che portava il suo nome scritto a penna su un lembo del nastro che la fermava. Era  minuscola  con graziosi ghirigori che incorniciavano  l’anello superiore.
Non aveva senso legare una chiave al suo interno se il diario era aperto.
Tolse il nodo e cadendo si accorse che nascondeva una piccola incisione lineare a modo di tasca. Tastò con la mano il foglio sottile e si accorse del biglietto interno, lo cacciò fuori attento a non rovinarne la carta. Lo aprì e lesse il messaggio che Adelmo Gianfiore gli aveva conservato.
“La chiave Lante è magica, tutte le chiavi sono magiche, ma questa in particolare. Il nastro l’ha fermata perché sono solite andare di qua e di là come cavallette. Con questa chiave custodirai  le risposte che io ho trovato e aggiungerai, alle mie poche, le tue e la passerai ai tuoi figli e loro faranno lo stesso e per ogni risposta in cielo si accenderà una stella”. 




venerdì 24 febbraio 2012

Buona Luna stregatta a tutti ...


Psssss.........
stanotte abbiamo
tutti un buon motivo
per starcene con il naso all'insù
...
buonissima notte poco lunatica
e molto stregatta
a tutti
.......

mercoledì 22 febbraio 2012

Focaccia alla londinese..voglia di partire

La mia permanenza in Salento si è prolungata, colpa di interviste ancora da finire per la tesi e documenti in genere. In questo periodo la tesi mi sta sfiancando, non riesco a trovare un po' di tempo per me, per rilassarmi, leggere qualche libro, disegnare e men che meno dipingere. Lo stress più si va avanti più si fa sentire, la mia gatta perfida dorme placida e sonnecchia, il libro che mi sono fatta prestare da bussola il linguaggio segreto dei fiori sta praticamente appassendo sul mio comodino, la mia valigia sta mezza vuota e non vede l'ora di venire riempita, non so perché ma viaggiare in qualche assurdo modo mi tranquillizza, probabilmente per l'idea del cambiamento che si porta con sé..e intanto stasera progetto un viaggio londinese da Salia appena mi libero da un po' di impegni e che ne so magari poi giacché da Lynn e Peter a Liverpool ..bisogna che ci pensi  un po' ed essere una frana con l'inglese in serate come queste  poco mi importa  :)


Ingredienti:

farina mista 00 e di semola di grano duro
1 panetto di lievito di birra
1 cucc.no di zucchero
1 patata lessa schiacciata
olio extravergine d'oliva
pancetta affumicata a tocchetti 
rosmarino
timo
 salvia
olive verdi
capperi
sale qb

Procedete come per la pizza, io ho due abitudini quando faccio le pizze: la prima non pesare mai le cose, vado ad occhio o a terrine mi regolo meglio, per questo non ho messo il peso della farina e la seconda di utilizzare un mix di farina in questo caso 00 e di semola di grano duro che rende la focaccia una volta cotta molto più croccante e friabile all'interno. Mettete a lievitare in un posto caldo caldo la pasta con il lievito diluito in acqua non calda ma tiepida e un cucchiaino di zucchero. Passate almeno due o tre ore, prendete la pasta e unite la patata lessa frantumata, cercando di lavorare bene la pasta con l'olio extravergine d'oliva. Amalgamate poi la pasta già lavorate con i tocchetti di pancetta, olive capperi ed odori, infornate in forno già ben caldo, 7° posizione per una quindicina di minuti.